Mentre il conflitto in Ucraina rappresenta un laboratorio delle guerre del XXI secolo, l’allargamento dell’UE a est diventa cruciale per la sicurezza di tutta l’Europa.
L’Ucraina sta combattendo la guerra in profondità: droni colpiscono quasi ogni giorno raffinerie, fabbriche, vie logistiche che collegano la Crimea alla Russia. Il Cremlino risponde con pressione missilistica martellante (non da ultimo il raid feroce del 15 giugno sul Monastero di Kiev). Putin di fatto rifiuta di incontrare Zelensky, mirando a migliorare la propria posizione prima di negoziarla. Entrambe le parti continuano a credere che il tempo lavori ancora a loro favore e nel frattempo il conflitto resta lungo e devastante, con forti costi umani ed economici.
Dopo quattro anni dal suo inizio, il conflitto in Ucraina continua a rappresentare uno dei più importanti laboratori strategici e tecnologici del XXI secolo. Uno degli aspetti più significativi di questa evoluzione riguarda la capacità sviluppata dall’industria ucraina nella progettazione e produzione di droni a basso costo. In pochi anni l’Ucraina ha trasformato una necessità dettata dall’emergenza in un vero e proprio sistema industriale e operativo capace di incidere profondamente sugli equilibri del campo di battaglia. Migliaia di droni vengono oggi utilizzati per ricognizione, sorveglianza, attacco e contrasto delle forze nemiche, consentendo di colpire obiettivi militari e logistici anche a grande distanza dal fronte.
Un esempio. L’Ucraina è riuscita a tenere le navi russe lontane dalle sue coste progettando e sviluppando una “flotta” di droni navali chiamati “Magura”, un’arma che prima del 2022 non esisteva. Pilotato a distanza e senza equipaggio a bordo, il Magura è grande quanto un gommone da cinque metri; è in grado di attaccare e colpire una nave militare da diverse tonnellate.
Un’esperienza, questa, che ha permesso gli accordi di cooperazione siglati in Medio Oriente sul tema di droni intercettori. “Quando si parla di sicurezza nello Stretto di Hormuz, spesso si tratta di una discussione teorica. Chi ne parla non ha mai condotto operazioni di questo tipo. Gli ucraini sì”, ha detto Zelensky il 13 aprile scorso. “Abbiamo combattuto contro una flotta nemica, attacchi aerei e mine navali - abbiamo affrontato tutto questo. E se i partner ci offrono una cooperazione su un piano di parità, l’Ucraina può contribuire”, ha ribadito.
Assistiamo ad una situazione nuova nella storia militare contemporanea: mezzi relativamente economici riescono a mettere sotto pressione sistemi difensivi estremamente sofisticati e costosi. Per intercettare droni dal valore di poche centinaia o migliaia di euro è spesso necessario impiegare sistemi di difesa il cui costo è di gran lunga superiore. Questo squilibrio economico rappresenta una delle principali lezioni strategiche che il conflitto ucraino consegna all’Europa.
Il sostegno dell’Unione Europea ha avuto un ruolo decisivo nel permettere all’Ucraina di mantenere la propria capacità di resistenza. Gli aiuti finanziari, economici, industriali e militari hanno consentito a Kiev di continuare a difendere la propria sovranità e, nello stesso tempo, di sviluppare competenze tecnologiche che oggi costituiscono un patrimonio di valore non solo continentale.
Ma l’Ucraina è molto di più, poiché l’esito della guerra con la Russia sarà decisivo per il futuro ordine europeo e mondiale. E l’Europa lo sa. Al vertice europeo di Tivat il 5 giugno scorso si è parlato di allargamento. Non solo per i Balcani ma, senza più veti ungheresi, il Consiglio ha dato il via libera al primo cluster negoziale con Ucraina e Moldova. Dicasi, ridefinizione dei confini politici del continente. Il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha dichiarato “l’allargamento non è più un’opportunità offerta ai vicini, ma un imperativo geostrategico dell’Unione stessa”.
Gli uomini e le donne che oggi difendono l’Ucraina stanno contribuendo anche alla sicurezza dei confini europei, acquisendo conoscenze e capacità da integrare in una futura politica europea della difesa. L’Europa ha oggi l’opportunità di trasformare una tragedia in un impulso verso una maggiore unità politica. La costruzione di una difesa europea è diventata una necessità storica, in un mondo caratterizzato da nuove minacce, guerre ibride, attacchi cibernetici e rivoluzioni tecnologiche. E servono innovazione, cooperazione, determinazione. L’Ucraina ci insegna. Per questo il suo sostegno non rappresenta soltanto un dovere di solidarietà verso un popolo aggredito, ma un investimento strategico nel futuro della sicurezza europea e nel progetto di un’Europa finalmente compiuta.

