Con la deriva trumpiana gli USA abbandonano la leadership del mondo libero. L’UE saprà prendere il testimone riformandosi?
L’ordine mondiale crolla, acuendo i problemi globali che già affliggevano l’umanità. Ma ascoltando Trump, o la cacofonia dei leader europei, sembra che la situazione sia grave, ma non seria.
Trump ha rivoluzionato la politica interna ed estera americana, anche perseguendo l’arricchimento personale: dalle cripto con il suo nome, all’accettare regali di ogni genere, agli investimenti delle monarchie del Golfo nelle aziende di famiglia. Tutte cose finora inaccettabili in qualunque democrazia liberale fondata sullo stato di diritto. Sta svuotando il sistema dei checks and balances, rafforzando le prerogative dell’esecutivo, abolendo intere agenzie federali, mettendo fedelissimi a capo delle altre, modificandone le regole interne, il reclutamento, ecc. La US Immigration and Customs Enforcement (ICE) è diventata una sorta di milizia paramilitare al di sopra della legge, che ha già assassinato a sangue freddo due cittadini americani, oltre a violenze e arresti arbitrari. Lo staff del Presidente discute pubblicamente di inviare l’ICE ai seggi per le elezioni di midterm. Trump ha postato un video con Barack e Michelle Obama come scimmie. L’imbarbarimento della politica americana è un sintomo di un processo di decivilizzazione in cui la violenza rischia di aumentare.
Sul piano internazionale, gli USA abbandonano il ruolo di garante dell’ordine mondiale e di paladino dei valori della democrazia liberale; escono da decine di organizzazioni internazionali; non pagano le quote all’ONU; impongono dazi assurdi ai Paesi di ogni continente, inclusi gli alleati storici; intervengono a Caracas per catturare Maduro, ma senza un ritorno alla democrazia; minacciano Groenlandia, Danimarca e UE; cancellano gli aiuti all’Ucraina e si avvicinano alla Russia; fino alla creazione del Board of Peace, il cui Statuto dà a Trump, come persona singola, un potere perenne, in una sorta di ONU privata.
“L’Eurobarometro mostra che la maggioranza degli europei vorrebbe una maggiore integrazione in difesa e politica estera.”
In questo quadro, la Cina porta avanti con pazienza la sua prospettiva egemonica, con modalità meno eclatanti, ma altrettanto coercitive, fondate sullo sfruttamento delle interdipendenze e delle asimmetrie di potere. E con il suo sostegno la Russia continua da quattro anni la sua invasione dell’Ucraina, che inizialmente non era stata sufficiente a risvegliare gli europei. Putin, Xi Jinping e Trump insieme li stanno convincendo a provvedere autonomamente alla propria sicurezza, non più delegabile agli USA. L’Eurobarometro e altri sondaggi mostrano che la maggior parte degli europei vorrebbe una maggiore integrazione nel campo della difesa e della politica estera.
Il resto del mondo vorrebbe capire se l’UE prenderà la leadership del mondo libero. L’UE risponde solo sul piano monetario e commerciale (competenze esclusive dell’UE), in cui agisce già in modo federale. Con gli accordi con Mercosur e India e gli altri che la Commissione sta negoziando. Con la decisione della BCE di prestare euro alle altre banche centrali del mondo, accettando collaterali di alta qualità denominati in euro (solitamente titoli di Stato dell’eurozona) e la richiesta di emettere eurobonds per avere un safe asset europeo alternativo ai Treasury bonds americani. Lagarde aveva invitato a creare piattaforme di pagamenti autonome da quelle americane, e dopo pochi giorni sedici banche europee (con 130 milioni di clienti) hanno lanciato un’iniziativa che entro il 2027 permetterà pagamenti digitali in tutta l’UE su una piattaforma europea [1]. Mentre sulla politica estera, di sicurezza e di difesa continuiamo ad essere divisi e impotenti. Così tocca al Canada di Carney – nonostante la sua maggiore debolezza economica e vulnerabilità verso gli USA – ergersi a difesa dei valori dell’Occidente, e proporre di costruire un nuovo ordine mondiale più coerente con essi.
Il dibattito su questi temi, così come sull’implementazione dei Rapporti Letta, Draghi e Niinisto (siamo circa al 10% delle raccomandazioni realizzate) avanza. Ma i governi nazionali non si accordano sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi che a parole anche il Consiglio europeo informale del 12 febbraio ha rilanciato: completamento del mercato unico, recupero del gap tecnologico, transizioni ecologica e digitale, creazione di un sistema europeo di difesa. Alcuni degli Stati che frappongono più ostacoli al mercato unico tramite regolamentazioni nazionali (goldplating) – come l’Italia e la Germania – si presentano come i campioni della semplificazione e del mercato unico, proponendo però l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, che distruggono e non rafforzano il mercato unico. I cosiddetti “leader” europei rimandano sempre, come sul sostegno finanziario all’Ucraina: non si sono accordati sull’utilizzo dei beni russi congelati, ma hanno attivato una cooperazione rafforzata per emettere debito comune per finanziare l’Ucraina, nell’ultimo momento utile prima che Kiev finisse le risorse.
“Draghi sottolinea che «l’unità non precede l’azione: è forgiata dall’azione». Perché agendo uniti si crea i nuovi strumenti della sovranità europea per rispondere alle crisi.”
Manfred Weber ha proposto la fusione delle Presidenze della Commissione e del Consiglio Europeo per rafforzare il potere esecutivo dell’UE e garantire una leadership interna ed esterna adeguate. Il Manifesto della delegazione del PD al Parlamento Europeo “Verso gli Stati Uniti d’Europa. Ora” [2] mostra che anche nel gruppo S&D c’è chi coglie l’urgenza del momento, sottolineata anche dal Gruppo Spinelli nel Manifesto “The European Moment is Now” [vd pag. 13].
La sfida è trasformare il consenso degli europei in un’iniziativa politica specifica, volta a una reale condivisione di sovranità a livello europeo nei campi cruciali della difesa, della politica estera e della fiscalità. Ciascuno di essi infatti porta con sé il tema di un governo federale, di una responsabilità politica verso i cittadini europei. Questo è il senso del “federalismo pragmatico” di Draghi, che sottolinea che “l’unità non precede l’azione: è forgiata dall’azione”. Perché agendo uniti si crea i nuovi strumenti della sovranità europea per rispondere alle crisi. Ma questo pone il tema di un centro di decisione politica legittimo, cioè democratico, per decidere in futuro del loro utilizzo.
Perciò il compito dei federalisti è difficile. Mettere in evidenza la necessità della federazione e la contraddizione relativa alla creazione di una sovranità europea in un settore cruciale in assenza di un vero governo federale. Al contempo sfruttare le crisi specifiche dei poteri nazionali per ottenere un’iniziativa almeno su uno di quei settori cruciali. Sia criticando le soluzioni meramente intergovernative, fuori dal quadro dell’UE e con Stati terzi – perché difficilmente comunitarizzabili – a favore di strumenti UE (anche di un’avanguardia ovviamente, attraverso la cooperazione rafforzata o la cooperazione strutturata permanente sulla difesa), magari aperti agli Stati terzi, come già la European Peace Facility e altri. Sia con proposte di iniziative concrete che, costruendo strumenti europei, portino a una condivisione di sovranità che possa innescare tale contraddizione e portare all’apertura di un processo di natura costituente.
Roberto Castaldi
[1] https://empsa.org/news/bancomat-bizum-epi-sibs-and-vipps-mobilepay-sign-mou-to-accelerate-the-rollout-of-sovereign-pan-european-payment-solutions/
[2] https://www.pdeuropa.eu/2026/02/05/verso-gli-stati-uniti-europa/
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