A pochi giorni dalla tregua provvisoria sulla Groenlandia sancita a Davos fra Trump e Rutte, abbiamo scambiato alcune parole con Nathalie Tocci. La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali ha espresso scetticismo sulla possibilità che, dall’attuale istituzionale dell’UE, possano emergere iniziative verso una difesa europea. Emerge però, fra leader e cittadini del continente, la consapevolezza di dover fare qualcosa per liberarsi dalla dipendenza nei confronti degli USA.

Qual è il significato che possiamo dare all'iniziativa militare dei Paesi europei in Groenlandia di metà gennaio? Siamo di fronte a una svolta definitiva nel rapporto fra Paesi europei e USA?

C’è sicuramente una svolta, ma è presto per dire se sia definitiva. I Paesi europei pare abbiano capito che adulazione e sottomissione nei confronti di Trump non ottengono alcun risultato, se non negativo per l’Europa.

Alcuni analisti, come Sylvie Kaufmann su Le Monde del 9 gennaio, hanno sottolineato che Trump intende ormai la NATO come una riedizione del Patto di Varsavia, con i Paesi europei soggiogati agli USA come lo erano Cecoslovacchia ed altri sotto l'URSS. Siamo davvero di fronte a questo oggi?

Possiamo affermare che quella di Trump è un’America con ambizioni imperiali. Al contrario, in passato la NATO e l’Occidente avevano un leader indiscusso, ossia gli Stati Uniti. Non era un impero in quanto si operava all’interno di un quadro istituzionale con delle regole definite (anche se a volte violate). Trump invece non riconosce regole o istituzioni. Considera se stesso il monarca indiscusso.

Torniamo all’UE e a quello che è successo dall’insediamento dell’attuale amministrazione USA. Il 4 marzo 2025 von der Leyen annunciava il piano Rearm Europe (poi ridefinito Readiness 2030). Quale giudizio ne possiamo dare, a quasi un anno di distanza?

Nel complesso, gli europei stanno aumentando le proprie capacità militari. Soprattutto i Paesi nordici e dell’est, assieme alla Germania, sono molto più capaci oggi rispetto a un anno fa. Nonostante questo, non abbiamo ridotto la nostra dipendenza sugli USA. Siamo meno vulnerabili rispetto alla Russia ma non meno dipendenti dagli Stati Uniti. 

Anche se Trump ci invita continuamente e in ogni modo a pensare da soli alla nostra sicurezza, manca ancora un piano definito di costruzione di una qualche forma di difesa europea. Nemmeno una Cooperazione Strutturata Permanente entro gli attuali trattati UE è in vista. Perché non ci sono avanzamenti?

Perché qualunque iniziativa nasca all’interno delle istituzioni e dei trattati esistenti viene diluita e ostacolata dall’interno. L’unica via di uscita probabilmente nascerà al di fuori dei trattati, con il sostegno delle istituzioni europee e forse un giorno ricondotta all’interno delle istituzioni UE.

Alcuni osservano che il vero problema di fondo dei cittadini UE oggi è che pensano di vivere ancora nel mondo di ieri, dove la sicurezza è garantita, la leva obbligatoria un ricordo distante e le questioni da affrontare sono altre: welfare, transizione verde ecc. È d'accordo? Se sì, come è possibile rimediare?

Sì, è stato così per molto. Penso che il risveglio sia in corso, in modo molto pronunciato nei Paesi maggiormente esposti alla minaccia russa e al tradimento americano, come quelli del nord o dell’est Europa, ma anche nel Canada al di fuori dell’UE. I Paesi più a sud e a ovest invece sono ancora semi addormentati. Noi italiani, nella seconda categoria, siamo tra i più addormentati.

 

  

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