Sabato 11 gennaio 2020 nel quadro della campagna elettorale regionale dell’Emilia-Romagna la lista + Europa coalizzata con socialisti e repubblicani ha organizzato un dibattito, affollatissimo, coordinato da Benedetto della Vedova, che si è concentrato sugli effetti determinati dall’attiva partecipazione della Regione ai progetti europei e conseguente utilità per la Regione che l’Unione Europea non entri in crisi ed anzi si rafforzi e sviluppi. Alla tavola rotonda hanno partecipato: Emma Bonino, Annamaria Corazza Bildt (imprenditrice, già parlamentare europea per due legislature eletta in Svezia), Angelo Panebianco e Romano Prodi.
Sulle prospettive europee Panebianco, più pessimista ha sostenuto che l’essenziale è salvaguardare quanto già esistente, senza retrocessioni; per decisi passi avanti la Bonino e Prodi insistendo in particolare sulle competenze,

le modalità di decisione e l’adeguamento e l’autonomia delle risorse comunitarie; parlando della Conferenza per il futuro dell’Europa la Corazza Bildt ha insistito sul ruolo istituzionale che può e deve avere il Parlamento europeo.

Prodi ha largamente anticipato l’articolo che domenica 12 è stato pubblicato sul Messaggero, ma si è anche ricordato della sua specializzazione accademica di economista industriale e ha sottolineato che non solo sarà rilevante una condotta della Regione per continuare la piena partecipazione ai progetti comunitari, ma anche l’interscambio concorrenziale nel mercato unico e come saranno gestita la politica commerciale che influenzerà quello con i paesi terzi in una visione competitiva multilaterale e globale, paesi che assorbono circa il 50% delle esportazioni regionali. Nel mondo siamo di fronte a profondi movimenti per ridefinire le politiche commerciali nazionali con tentazioni di accordi unilaterali. L’Unione resta la prima potenza commerciale e da lei dipende il quadro degli scambi globali. Di particolare rilievo saranno le trattative per ridefinire i rapporti con il Regno unito dopo la Brexit, che difficilmente potranno concludersi nell’anno previsto. Una politica regionale di tensioni con l’Europa renderebbe difficile far valere le esigenze regionali nelle trattative, mentre si è riuscito a portare in Emilia-Romagna l’agenzia per la metereologia e i big data.

Dopo l’evento gli ho chiesto di poterlo incontrare e ci siamo dati appuntamento per domenica 12 a casa sua, dove sono andato nel pomeriggio dopo aver letto in mattinata l’articolo che Flavio Brugnoli aveva inserito nella rassegna stampa. Il titolo dato dal Messaggero: “Perché la Ue non è in grado di preparare tempi migliori sembrava molto pessimista, il testo molto meno. A voce c’è un pessimismo della ragione e un ottimismo della volontà, dimostrato nella lunga conversazione sul suo divano (circa 2 ore e 25 minuti); qualche  interruzione telefonica di un cellulare che suona l’inno all’Europa (sbrigativamente concluse ) e con inframmezzata la mia partecipazione alla visita di una coppia di giornalisti che lo dovevano intervistare per preparare un pezzo per il Sole 24 Ore, siamo stati insieme. Ne ricordo i punti più salienti.

Dopo avermi chiesto del periodo bolognese di Altiero Spinelli e del mio rapporto personale, siamo entrati sul tema della Conferenza per il futuro dell’Europa, Romano ritiene importante che abbia successo e quindi vada adeguatamente preparata; è importante la larga partecipazione prevista di protagonisti europei e nazionali: di istituzioni, forze politiche e sociali. Per questo seguirà con attenzione il duplice ruolo di consiglieri e agitatori dei federalisti in Italia e in Europa (dell’UEF, JEF e ME, è in contatto con Dastoli), da qui le sue domande sulla loro effettiva presenza nei diversi paesi ed in particolare in Germania e Francia.

Per ottenere e conservare una tensione adeguata i tempi programmati per la fase propositiva devono essere più rapidi (indicativamente da maggio 2020 a febbraio 2021), Macron deve rinunciare ad allungare i tempi per concludere la conferenza nel semestre a presidenza francese, qui si potrebbe avere la firma del nuovo trattato costituente, così la Francia mostrerebbe di voler veramente superare il veto espresso sulla Costituzione elaborata sotto la presidenza di Valèry Giscard d’Estaing. Si deve rapidamente superare la sensazione attuale di un’Europa impotente e indicare il salto istituzionale necessario con un nuovo trattato integrativo.  Bisogna puntare su obiettivi decisivi: superare il vincolo dell’unanimità in particolare sulla politica estera, di difesa e della sicurezza. L’autonomia finanziaria è essenziale.

Il Parlamento europeo deve cogliere la buona occasione per promuovere le riforme necessarie per un meccanismo decisionale efficace; non si possono risolvere i problemi con l’unanimità e senza competenze fiscali. È necessario riprendere il progetto costituente, si deve arrivare a un nuovo trattato che affidi all’Europa i poteri politici necessari, altrimenti si resta prigionieri degli accordi intergovernativi.

Lo preoccupa l’attitudine al presidente Sassoli ad accettare che non si possono richiedere alla Conferenza le riforme istituzionali, al contrario le si deve progettare e sostenere; poi si può riuscire e o meno, ma non si devono escludere; il Parlamento chieda di modificare le regole; non ci si mobilita senza grandi obiettivi (Spinelli docet). È importante il coinvolgimento dei parlamenti nazionali, anche per orientare positivamente le posizioni del proprio governo nella Conferenza prima e nel Consiglio poi, quindi i federalisti li devono stimolare e seguire.

Gli ho raccontato il resoconto personale di Spinelli, allora commissario all’industria, sul contenuto e svolgimento della missione a Mosca per proporre il riconoscimento reciproco tra CEE e Comecon (URSS più paesi dell’Europa orientale) per un accordo commerciale. La risposta sovietica fu negativa (farò un resoconto il prossimo numero). Molto interessato, conoscendo bene Putin ritiene che una trattativa oggi tra Europa e Russia per essere avviata richieda di chiarire con gli USA gli obiettivi e le autonome competenze sulle sanzioni e la definizione chiara degli orientamenti tedeschi e la politica UE di lungo termine sulle prossimità euro orientali.

Definire questa politica euro-orientale dovrebbe aiutare a tranquillizzare la Polonia e gli altri stati ex socialisti entrati nella UE durante la sua presidenza. Anche per la politica dei paesi dell’Est Europa è rilevante che insieme si definisca una chiara politica europea sulle migrazioni.

Alla base dell’atteggiamento polacco attuale, ci sono delle origini nel rifiuto di inserire un riferimento alle radici giudaiche e cristiane dell’Europa nella costituzione. Richiesta formulata dal papa Giovanni Paolo II durante la sua presidenza della Commissione. Il presidente Chirac gli disse cosa era inaccettabile per la Francia, avrebbe richiesta la modifica della legge del 1905 sulla laicità. L’alternativa accolta nel progetto della costituzione fu quella del dialogo strutturato, in realtà sul piano operativo molto più importante. Nonostante le ripetute richieste di Prodi Giovanni Paolo II rimase sordo alle richieste di parlare positivamente dell’Europa in un Angelus, così lasciò aperta la questione che è stata chiusa solo da papa Francesco. Ma non dai cattolici integralisti.

La Chiesa è oggi debolissima in Europa, l’ecumenismo, di cui si celebra la settimana, la rafforzerebbe. Vedremo tra un anno se le Chiese saranno riuscite a svolgere un ruolo nella Conferenza. Le conferenze episcopali europee e universali delle Chiese cristiane e le organizzazioni per il dialogo interreligioso sono chiamate a svolgere il loro ruolo. Per quella cattolica il ruolo deve essere svolto dalla Comece (comece.eu) che ha preso contatti anche con la JEF. Molto diverso l’atteggiamento di Francesco e degli ecclesiastici e associazioni laicali a lui vicini dai cattolici tradizionalisti a cui si rivolgono i sovranisti.

L’Africa e la Libia sono l’occasione di una politica comune europea, qui abbiamo maggiore autonomia, grazie anche all’indifferenza dell’America per il continente a noi così vicino.

In fine una nota sulla politica ecologica lanciata dalle Istituzioni europee, opportuna, ma per evitare le reazioni viste in Francia, deve contemporaneamente tutelare la concorrenza e la competitività europee.

 

  

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