Antonio Padoa-Schioppa, Destini incrociati. Europa e crisi globali, Bologna, Il Mulino, 2024

Accanto a un corposo quantitativo di pubblicazioni marcatamente scientifiche, la produzione di Antonio Padoa-Schioppa, docente emerito di Storia del diritto presso l’Università Statale di Milano, ospita un rilevante insieme di indagini tese allo studio dei processi politici più prossimi all’attualità. In quest’ultima categoria, oltre al saggio Verso la federazione europea? (2014), rientra senza dubbio il suo volume più recente, Destini incrociati. Europa e crisi globali (2024). L’urgente confronto con il presente posto a fondamento del testo è ciò da cui dipendono alcune delle peculiarità che lo denotano, come la scelta di concludere la trattazione con una lettera aperta alla presidente della Commissione europea in carica, Ursula von der Leyen. Tale lettera reca una data ben definita: 1° settembre 2024. A una simile altezza cronologica la rielezione di von der Leyen a presidente della Commissione si era già verificata; tuttavia, fatti come la vittoria di Donald Trump erano ancora di là dal concretizzarsi. Una domanda, allora, si solleva con immediatezza: la mancanza di riferimenti al nevrotico turbinio di eventi innescato dalla seconda presidenza di Trump, dalla ‘guerra dei dazi’ con la Cina di Xi Jinping all’aspro scontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, riduce forse la rilevanza delle considerazioni esposte da Padoa-Schioppa? La risposta, come si vedrà più avanti, è del tutto negativa: seppure incentrato sugli scenari che il mondo si ritrova ad affrontare in questo torno d’anni, Destini incrociati è un volume incompatibile con la categoria degli instant books; piuttosto, si configura come un saggio capace di indagare organicamente, con gli strumenti propri dello studioso, le criticità del panorama mondiale.

Assodato che i temi discussi da Padoa-Schioppa risultano tutti fortemente aderenti alla contemporaneità, pare significativo evidenziare che già all’interno dei presupposti che orientano le argomentazioni dello studioso si distingue l’inconfondibile lungimiranza di chi osserva il nebuloso affastellarsi dei fatti con sguardo lucido e idee salde. Un problema e una soluzione rappresentano gli assi cartesiani in rapporto ai quali si svolgono le riflessioni di Padoa-Schioppa. Il problema, scomponibile in un’intricata molteplicità di questioni, è costituito dall’epocale compresenza di più crisi le cui conseguenze possiedono dimensioni planetarie – non più, dunque, statali o continentali. La soluzione, chiara tanto nella sua configurazione ideale quanto negli ostacoli che la realtà le pone davanti, è duplice: da un lato, la continua implementazione di un organismo sovranazionale come l’Onu, ossia un ente in grado di offrire rappresentanza a tutti gli Stati del globo, di tutelare la pace mondiale e di consentire una gestione coordinata degli scenari di rischio e tensione; dall’altro, il completamento dell’Unione europea, paragonata a una «grande cattedrale alla quale manca una navata con la volta soprastante» (p. 196). Secondo Padoa-Schioppa, infatti, l’Unione può costituire un «elemento vitale entro un ordine multilaterale del pianeta» (p. 195) a patto che adotti definitivamente l’assetto federale inscritto nel suo disegno originario. Unicamente il compimento di un simile obiettivo – «il solo vero contributo dell’Europa alla civiltà nel XX secolo» (p. 156) – garantirà all’Unione un ruolo determinante nella definizione degli equilibri mondiali, un ruolo mediante il quale far valere la specificità del contributo e del patrimonio europei.

Stanti tali constatazioni di fondo, il primo capitolo offre al lettore una variegata rassegna dei maggiori problemi oggi legati al contesto globale – dalla contrazione della biodiversità al cambiamento climatico, dai limiti d’azione delle Ong all’inerzia degli apparati di governo delle burocrazie nazionali. I capitoli successivi, invece, sono specificamente dedicati alle varie sfide imposte dalla realtà odierna: oltre alla crisi ambientale, Padoa-Schioppa sonda questioni come la necessità di un esercito e di una fiscalità direttamente controllate dall’Ue, nonché temi quali il contrasto delle diseguaglianze in relazione alla realizzazione di investimenti di matrice europea. Nei capitoli conclusivi a svettare sono soprattutto materie come gli impedimenti internazionali all’istituzione dell’ordine federalista e le similarità tra cultura occidentale e cultura orientale – un capitolo, quello relativo a quest’ultimo argomento, caratterizzato da pregevole erudizione. Le disamine enunciate si articolano sempre secondo una prospettiva coerente con i presupposti di fondo del volume: la trattazione, pertanto, si muove sia entro il quadro globale sia all’interno dell’ambito europeo, sorretta dall’incrollabile certezza che le inquietudini attuali possano essere dissolte soltanto percorrendo la strada della multipolarità e della mediazione.

La conformazione del testo è largamente contraddistinta da un approccio interdisciplinare: benché l’impostazione storico-giuridica sia prevalente, la ponderata bibliografia che compare nelle note – a eccezione di alcune lacune – riflette il complesso sistema di nodi che avvince l’una all’altra le problematiche analizzate, rendendo vano qualsiasi tentativo di comprensione monolitica del presente. Se all’apparato bibliografico, inoltre, si sommano le citazioni in esergo, dal volume emerge un’affascinante biblioteca tra le cui mensole albergano classici della cultura occidentale come Dante e Kant, economisti insigniti del premio Nobel quali Stiglitz e Sen, notevoli giuristi come Luigi Ferrajoli, pensatori legati al mondo orientale quali Zhao Tingyang, figure capitali come quella di Jean Monnet. Di qui il carattere panoramico, se non dossografico, che la trattazione talvolta assume, soprattutto laddove Padoa-Schioppa ritiene importante ripercorrere le proposte più illuminanti rispetto alle esigenze dettate dalle crisi globali – si pensi al rapporto di Enrico Letta sul mercato unico europeo.

Oltre che per i pregi finora illustrati, il volume si profila con autorevolezza anche in ragione delle scelte metodologiche di Padoa-Schioppa. Il testo, infatti, sistematizza con chiarezza il denso coagulo di crisi e prospettive legate ai livelli europeo e globale – un esercizio al quale, in tempo di costanti semplificazioni, ben pochi sono disposti. Tale operazione è condotta con notevole competenza: in capitoli come quelli riguardanti l’esercito comune e la fiscalità europea, ad esempio, le normative dell’Unione sono vagliate con acume, fino a dimostrare limpidamente come l’assetto in vigore consenta già di porre in atto piani di natura federalista. Non meno degna d’attenzione è la componente divulgativa del testo, volta a spiegare con agilità e lessico accessibile anche nozioni squisitamente tecniche – è il caso di dispositivi come la ‘clausola passerella’ o la procedura di ‘cooperazione rafforzata’. La vis programmatica del volume, infine, ne anima le pagine con coraggio e razionalità: ciò risulta perspicuo in sezioni quali il quarto capitolo, dove Padoa-Schioppa architetta in maniera brillante l’Europa del futuro a cominciare da un’accorta selezione di parole-guida: federazione, innovazione, sostenibilità, autonomia, democrazia, vocazione cosmopolitica, continuità. Un dizionario essenziale per una partita dall’esito cruciale: Destini incrociati è anche un monito, un invito a camminare convintamente verso un domani di federalismo, cooperazione globale e pace diffusa.

 

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