L’Europa e la Russia non si trovano in uno stato di pace, ma in una condizione di guerra ibrida permanente, combattuta ben oltre il fronte ucraino. Le ripetute violazioni dello spazio aereo della NATO e dell’Unione Europea, attraverso sconfinamenti di caccia e incursioni di droni, si affiancano infatti a operazioni di spionaggio, sabotaggi mirati e campagne sistematiche di disinformazione condotte sul nostro territorio. È una strategia coordinata per logorare la coesione occidentale, testare i nostri limiti e abituare l’opinione pubblica europea all’idea di vivere sotto una minaccia costante, invisibile e negabile. Tutto ciò evidenzia l’assoluta urgenza di dar vita a un autentico sistema europeo di difesa, autonomo da ogni dipendenza da Trump, che presuppone una costruzione politica dell’Unione ben più federale di quella odierna.

Il 29 dicembre 2023, durante un massiccio attacco russo all’Ucraina, un missile da crociera proveniente da est ha attraversato lo spazio aereo polacco per decine di secondi, prima di rientrare su territorio ucraino. L’incidente è stato tracciato dai radar nazionali e NATO e ha portato alla convocazione urgente del Consiglio per la sicurezza nazionale a Varsavia e a una protesta formale. Episodi analoghi di sconfinamenti brevi di vettori o droni sono stati segnalati più volte nel 2024–2025 lungo il corridoio sud-orientale, in parallelo con gli sciami di droni russi diretti contro obiettivi in Ucraina. 

Nel 2025, Varsavia ha annunciato regole operative più rigide lungo il confine orientale e ha rafforzato la postura di NATO Air Policing con ulteriori assetti di allerta rapida, coordinando intercettazioni e tracciamento con Lituania e Romania. Le autorità polacche hanno chiarito che, in presenza di minaccia diretta a persone o infrastrutture critiche, l’abbattimento di vettori in violazione non è escluso, in linea con il quadro NATO.

Il 10 giugno 2024, la Guardia di frontiera finlandese ha documentato la violazione dello spazio aereo da parte di una formazione di quattro velivoli militari russi nei pressi di Loviisa/Porvoo, penetrata per circa 2–3 chilometri e per pochi minuti. Helsinki ha rafforzato i pattugliamenti e ha avviato un’indagine, successivamente chiusa dal procuratore con la conferma del quadro fattuale e la consegna di materiale probatorio al governo. Dopo l’adesione alla NATO (2024), la Finlandia ha integrato i propri “scramble” congiunti con Svezia ed Estonia e ha pubblicato regole d’ingaggio aggiornate per la difesa dei cieli meridionali sul Golfo di Finlandia, rilevando un aumento di sorvoli non cooperativi e interferenze alle comunicazioni in prossimità delle acque territoriali. 

In Estonia, il 19 settembre 2025, tre MiG-31 russi hanno violato lo spazio aereo estone per circa 12 minuti vicino all’isola di Vaindloo, senza piano di volo né transponder attivi e senza comunicazioni con il controllo del traffico aereo. Caccia italiani F-35 di stanza in Estonia nell’ambito della missione NATO sono decollati “in scramble” e hanno effettuato l’intercettazione. Tallinn ha definito l’azione “sfrontata” e ha richiesto consultazioni ai sensi dell’Articolo 4 del Trattato Nord Atlantico. 

L’episodio ha rappresentato l’acme di una sequenza di provocazioni crescenti nel 2025 lungo il Baltico, con ripetuti allarmi radar e passaggi non cooperativi in prossimità dello spazio aereo estone. Il caso è approdato anche alle Nazioni Unite, dove i partner europei hanno denunciato l’ennesima violazione della sovranità di un Alleato. 

Nel 2024 le missioni Baltic Air Policing hanno eseguito decolli su allarme multipli per intercettare velivoli russi che violavano norme di volo (transponder spenti, assenza di piani di volo) in prossimità dei confini dei tre Stati baltici, con episodi che hanno richiesto pattugliamenti prolungati lungo la fascia marittima. Nel 2025, alla luce delle violazioni su Estonia e Polonia, Vilnius ha segnalato che adotterà misure di gestione dell’escalation in caso di ingresso di caccia russi nel proprio spazio aereo. 

Nel Mar Nero e lungo il delta del Danubio, la Romania è diventata in questi mesi un teatro sottile ma drammatico delle guerre dei cieli. Il 13 settembre scorso un drone russo è penetrato nello spazio aereo rumeno per circa 50 minuti, sorvolando la zona da Chilia Veche verso Pardina al confine con l’Ucraina, prima di rientrare senza essere abbattuto nonostante la presenza di due F-16 rientranti in scramble.

In parallelo, le autorità di Bucarest hanno registrato sciami di droni suicidi tipo “Geran-2” diretti ai porti ucraini del Danubio che occasionalmente sorvolano o precipitano in territorio rumeno. In risposta, il Parlamento rumeno ha approvato nel febbraio 2025 una legge che autorizza la difesa aerea nazionale a distruggere droni che violano lo spazio accertato, segno della crescente percezione della minaccia unmanned nelle regioni baltiche e sud-orientali d’Europa.

Anche molto più ad ovest, la Danimarca ha registrato, tra il 22 e il 28 settembre scorsi, incursioni di droni su aeroporti e basi militari, descritte come “attacco ibrido” dalle autorità; pur non essendovi conferma ufficiale, il principale sospetto è rivolto alla Russia.

In consequenza, il Consiglio Nord Atlantico e l’UE hanno richiamato pubblicamente le ripetute violazioni dello spazio aereo che hanno interessato, oltre ai Baltici, anche Finlandia, Norvegia e Romania, invitando alla coesione politico-militare e al rafforzamento delle capacità di counter-UAS e difesa aerea stratificata sul fianco orientale.

Tutte queste violazioni dello spazio aereo in Polonia, Estonia, Finlandia, Lituania, Romania e Danimarca – tra droni militari, sconfinamenti “accidentali” e incursioni di ricognizione – non sono episodi isolati né incidenti tecnici. Sono messaggi politici, test calibrati per misurare la reazione europea e per verificare quanto sia facile mettere alla prova un continente che, mentre subisce provocazioni ai suoi confini, continua a rimandare la costruzione di una difesa comune. Il cielo europeo è diventato un laboratorio dove i nostri avversari sperimentano la nostra debolezza. E, per ora, la conclusione è crudele: l’Europa osserva, denuncia, protesta… ma non decide.

Questi episodi si inseriscono in una strategia ibrida più ampia. Mosca, e non solo Mosca, vuole dimostrare che l’Unione è un gigante economico incapace di proteggere il proprio spazio aereo senza l’ombrello degli Stati Uniti. Nel Baltico, dove l’operazione di NATO Air Policing sorveglia da anni i cieli di Estonia, Lettonia e Lituania, la tensione è ormai quotidiana; nel Mediterraneo, droni e velivoli senza identificazione testano le rotte civili; lungo la frontiera finlandese, gli sconfinamenti segnalano una chiara volontà di intimidazione. La domanda è evidente: può l’Europa del XXI secolo permettersi di reagire Stato per Stato, come se ogni violazione fosse un affare nazionale?

La risposta è no. Perché ogni violazione dello spazio aereo europeo è un attacco alla nostra sovranità condivisa. Fingere che si tratti solo di questioni nazionali significa cadere nella trappola dei nostri avversari. Nessuno Stato europeo – né grande né piccolo – è in grado da solo di proteggere il proprio cielo contro minacce ibride, missili ipersonici e sciami di droni. La verità è semplice: o l’Europa si difende insieme, oppure non si difende affatto

La frammentazione e la mancanza di un sistema europeo sono i problemi strutturali. L’UE spende enormi risorse in difesa, ma le spende male: ventisette eserciti, ventisette sistemi radar, ventisette procedure. Il risultato è un mosaico incoerente che favorisce solo chi ci vuole deboli. Eppure gli strumenti esistono: l’articolo 42 del Trattato sull’Unione europea, la PESCO, il Fondo europeo per la difesa, i programmi industriali dell’EDF, la Bussola Strategica adottata nel 2022. Quasi tutto è già scritto, ma poco è stato tradotto in capacità operative reali.

Il 16 ottobre la Commissione Europea ha ufficialmente presentato il progetto della cosiddetta “drone wall”, poi ridefinito come European Drone Defence Initiative. L’obiettivo è realizzare entro la fine del 2027 una rete paneuropea di sensori, jammer, elementi d’intercettazione e contro-drone, capace di proteggere l’intero spazio aereo dell’UE da incursioni ostili — in particolare lungo il fianco orientale e la fascia baltica. Questo piano, parte integrante della Defence Readiness Roadmap 2030, è descritto come uno “scudo invisibile” che va oltre la sorveglianza nazionale e punta a un’azione integrata fra Stati membri, Commissione e NATO.

Ma questo non può ridursi a un progetto industriale: deve essere integrato in un autentico sistema europeo di difesa, con uno Stato maggiore, una catena di comando unificata e piani operativi comuni in grado di reagire in modo rapido e coordinato. Serve un Comando europeo di difesa aerea, unito a regole comuni di ingaggio e a una rete integrata di sorveglianza ai confini esterni dell’UE. Serve la capacità di reagire in minuti, non in giorni. Serve la volontà politica di riconoscere che la difesa non è un tabù, ma la condizione minima per esistere come attore globale. E, se necessario, serve anche il coraggio di riformare i Trattati per superare il veto e i nazionalismi incrociati che paralizzano ogni passo avanti.

Le incursioni di queste settimane ci mettono davanti allo specchio. O costruiamo finalmente una difesa europea integrata – anche con una revisione dei Trattati e con competenze vere a livello dell’Unione – oppure accettiamo di vivere sotto la protezione altrui, rinunciando a decidere del nostro destino. Non c’è più una terza via.

Il tempo delle ambiguità è finito. Il cielo europeo non può restare un terreno di prova per gli altri: deve diventare il simbolo della nostra sovranità condivisa. Se l’Europa vuole essere rispettata, deve essere in grado di difendersi. E difendersi, oggi, significa una sola cosa: difendersi insieme.

 

 

L'Unità Europea

Giornale del

MovimentoFederalista Europeo

Edizione a stampa
Codice internazionale: ISSN 1825-5299
Catalogazione e disponibilità: Catalogo ACNP

 

Edizione online
Codice internazionale: ISSN 2723-9322
Sito Internet: www.unitaeuropea.it

L'Unità Europea su Facebook

Iscriviti alla alla newsletter

 

Sito internet: www.mfe.it

Pagina Facebook del MFE L'MFE su Twitter L'MFE su YouTube

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). E' possibile scegliere se consentire o meno i cookie. In caso di rifiuto, alcune funzionalità potrebbero non essere utilizzabili. Maggiori informazioni