L'AW249 Fenice, nuovo elicottero in dotazione all'esercito italiano, prodotto da Leonardo

Il ritorno della sicurezza al centro della politica internazionale muove migliaia di miliardi in tutto il mondo nella fabbricazione di nuove armi. In questa corsa, se gli Stati europei procederanno soli, non sapranno difendersi. 

Siete mai stati sulla piattaforma di una portaerei militare disposta a ospitare cacciabombardieri a decollo rapido, stanziata magari nel Mediterraneo? Chi ne ha fatto esperienza sa che è una piazza d’armi bianco-accecante da cui a mala pena vedi a distanza il mare – entità, da quel punto di vista, trascurabile. Dà vertigine, hai voglia di un appoggio che non vedi ma che ti ripari. E non è per ignoranza del valoroso mestiere della marineria. 

Avete idea di che cosa sia il caccia supersonico americano B2Spirit? Un mostro meccanico lungo una ventina di metri, che ha la forma di un orrendo triangolo nero con l’apertura alare di oltre cinquanta metri, velocità di 1.000 km/h, subsonico, invisibile ai radar, sistema di puntamento a controllo GPS, in grado di colpire sedici obiettivi diversi ogni singolo passaggio. Fa paura a qualunque cittadino, non al consorzio composto dai governi di Regno Unito, Giappone e Italia, che intende produrre un nuovo caccia di sesta generazione da far debuttare entro il 2035. Dotato di intelligenza artificiale, potrà usare armi ad energia diretta, laser, microonde o elettromagnetiche, lanciare missili ipersonici e guidare uno sciame di droni programmati. L’Italia intanto continua a servirsi dell’F-35: ne possiede una quarantina, ma ne ha prenotati altri venticinque. Un onere rilevante, per i costi degli esemplari, delle infrastrutture, della manutenzione. Ma “nostri”, senza un pensiero alla necessità di una difesa comune europea.

Interessante il progresso impressionante di tutti i veicoli bellici. Novità anche nelle armi per le quali vengono costruiti i sofisticatissimi vettori. Gli Stati Uniti d’America - pensando alle ricerche nucleari dell’Iran e temendo lo sviluppo nel centro di ricerche di Fordow dell’arricchimento dell’uranio conservato a 89-100 metri del sottosuolo – stanno progettando la bomba GBU-57/B, la MOAB, “madre di tutte le bombe”, della serie MOP, Massive Ordinance Penetrator, da mettere in pancia al B-2 Spirit.  Può portare 2.250 kg di esplosivo ed è programmata per penetrare in profondità (per ora 8 metri) strati di cemento armato ed esplodere all’interno del bunker. 

Il primato della modernizzazione va all’aeronautica, ma anche l’esercito italiano rinnova i propri mezzi corazzati e prepara sia un nuovo carro armato a sistema Panther sia innovazioni dei veicoli da combattimento sia, soprattutto, un nuovo elicottero – l’AW249 Fenice – per sostituire entro il 2028 il vecchio Mangusta, in modo da agire in sinergia con altri modelli nel quadro cooperativo Nato. A questo fine continuiamo a produrre carri armati: dovremmo prevedere l’esercito comune unitario, ma attualmente l’Europa conta su seimila carri armati da battaglia costruiti in diciassette modelli diversi. Tenendo conto che gli Stati Uniti hanno un modello solo, l’M1 Abrams con varianti programmate, gli europei restano distanti anni luce dal cosiddetto Main ground combat system.

Non va dimenticato lo spazio, rassegnati a ricerche e progettazioni non solo scientifiche che possono portarne alla militarizzazione. Vogliamo andare su Marte? La US Space Force ha programmato la piattaforma per mandare in orbita lo spazioplano X-37B, con tecnologie d’avanguardia; un nuovo lancio in agosto dalla base Kennedy in Florida controllerà le capacità di manovra orbitale della piattaforma, ospiterà esperimenti di comunicazioni laser inter-satellitari e sensori quantistici per la navigazione autonoma anche in assenza di copertura GPS. I ragazzini sono stati imbottiti di guerra stellari e forse si entusiasmeranno. Ma gli stiamo invadendo lo spazio: non quello dei video, ma della coscienza.

Viviamo una fase strana del capitalismo, che alimenta il debito delle nazioni (per non parlare dei dazi) e cerca profitti in settori redditizi del sistema come il mercato delle armi. Se si prevede sacrifici da sostenere, sarà per dare forza alla politica di pace o per gestire programmi di difesa acquistando armi dall’America? Si fatica a capire. La gente “odia la guerra”, ma è vulnerabile alla disinformazione e non sa più far sentire la propria voce con il voto quando c’è probabilmente la possibilità di prevenirla. Perché domani la guerra userà quelle robe lì, di cui difficile ricordare i prezzi, ma che è noto che rubano welfare e diritti. Tuttavia, “il nemico” deve essere debellato con la forza e versare sangue, desiderio perverso che induce i soldati a mettere a rischio la vita indossando una divisa, lo stereotipo maligno di un onore che certo non risiede nelle armi se queste ormai causano più vittime civili che militari. E inventiamo armi di offesa diretta, incivili fin dal nome: armi a energia diretta, lanciatori di microonde, frequenze radio, laser, trasmettono ordini, sensazioni o distruggono le capacità nervose, cannoni sonori che rendono sordi anche per sempre, schiume antisommossa paralizzanti. Senza contare l’impiego dell’intelligenza artificiale che, se usata in campo strategico, rende inevitabile preferire i generali del Pentagono, che almeno sanno che cos’è la guerra. Con queste prospettive, che cosa sarà mai il nucleare o il ritorno della leva? 

Altiero Spinelli non ha conosciuto gli estremi che viviamo noi: la necessità di un esercito europeo corrispondeva all’esigenza di avere una statualità di quella che è ancora l’UE, non gli Stati Uniti d’Europa. Lo strumento militare doveva facilitare la realizzazione di una politica estera condivisa: ai suoi tempi c’erano altre guerre, c’era anche un conflitto permanente con periodiche stragi di arabi tra Israele e Palestina, ma non era pensabile la soluzione finale di una nakba definitiva che ci vede inerti. Sono evidenti, nel confronto, lo scadimento della politica che non solo non ha fatto prevenzione all’escalation della violenza, ma rischia – dopo la seconda presidenza degli Stati Uniti d’America che ha premiato Trump e le sue “pacificazioni” coatte – l’implosione dell’intero progetto europeo.

Occorre ribadire la necessità, sempre più urgente, di definire la formazione di una forza di difesa comune del continente. Un esempio: da sola la Polonia potrà stanziare per la sua force de frappe oltre il 5% che già stanzia, ma da sola non ha scampo alle invasioni. Occorre inoltre stabilire delle regole per evitare non solo la miseria ma anche la militarizzazione. E la perdita dell’anima collettiva.

 

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