L’aumento delle spese nella difesa da parte dei singoli governi nazionali mette ancora più sotto pressione le loro finanze. Qual è la via d’uscita?

A Bruxelles si è programmato di accelerare la difesa comune europea durante il prossimo vertice del 1° dicembre. Secondo le indicazioni, il budget delle spese militari dei Paesi membri aumenterebbe del 3,5% sul Pil, ma si dovrà o diminuire qualche spesa o trovare qualche nuova fonte di entrata.

La preoccupazione di molti sta proprio in questo. Le Monde, in un articolo di Eric Albert del 2 ottobre di quest’anno, evidenzia la contrapposizione tra difesa e salute. Spesa per la salute che già presenta diversi problemi, dovuti all’invecchiamento della popolazione in tutta Europa. Si intaccherebbe ulteriormente quel modello ormai acquisito, partito dal Piano Beveridge, che prevedeva i dispositivi di protezione sociale contro i rischi della vita, poi modificato nello stato sociale e che in parte assicura ai più deboli economicamente di essere tutelati. Oltre alla salute sarebbero da decurtare le spese di elementi quali scuola pubblica e pensioni.

Tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea lo scorso anno hanno speso insieme finora 343 miliardi di euro per la difesa e si pensa che essa arriverà a 381 miliardi di euro quest’anno. Nel 2024 la spesa per la difesa nei principali paesi è stata: per la Germania, € 90,6 mld (circa il 2,12% del Pil), per la Francia € 59,6 mld (2,06% del Pil) per l’Italia € 33 mld (1,5% del Pil), per la Spagna € 20,7 mld 1,28 (1,28% del Pil). Se le spese militari aumentassero come si prevede, si avrebbe una modifica della situazione: la spesa per la difesa della Germania aumenterebbe nei prossimi cinque anni dell’1,3% del Pil, quella della Francia dello 0,9%, quella dell’Italia del 2% del Pil, e della Spagna altrettanto. Fatto salvo che siamo pur sempre insieme alla NATO, organizzazione militare formata da 32 Paesi.

Diversi Paesi UE nel 2024 non raggiungevano il 2% di spese nella difesa in rapporto al PIL, ma la tendenza è a un netto rialzo nei prossimi anni.

Il problema di fondo non sta nella contrapposizione ma nella coesistenza di spesa per la difesa e spesa sociale. Come fare? Con l’invasione da parte di Putin dell’Ucraina, il problema della difesa europea è diventato improcrastinabile, anche perché continuano le provocazioni russe con i droni anche alle infrastrutture europee. Certo che però nessuno vuole una guerra. E allo stesso tempo si vuole mantenere un livello di vita con le giuste protezioni sociali. Ma tante sono le dichiarazioni, poche le decisioni. È questo il punto: chi decide cosa?

L’Unione europea tarda a completare il suo processo di unificazione politica che risolverebbe tanti dei suoi problemi, tra cui cosa fare per la difesa. Questa situazione di stallo rende ogni decisione lenta e rinviata. Una parte dell’opinione pubblica europea e dei politici forse ritiene che non siamo a un passaggio cruciale dell’assunzione per gli europei di responsabilità politica, nonostante Trump lo dichiari ad ogni piè sospinto. Le persone più coscienti sono consapevoli che il modello trumpiano non può valere per l’Europa. Che ciò che abbiamo acquisito in oltre 70 anni di integrazione è troppo importante in termini di pace, modello sociale, democrazia, identità europea, per buttarlo via. Ci rendiamo conto che l’UE è l’unica grande area del mondo in cui resiste la democrazia da quando Trump ha preso il potere. Tra l’altro, le chiusure del mercato determinate dai dazi americani mettono in crisi il modello aperto e dinamico della globalizzazione, che aveva i suoi difetti, ma che ha contribuito a togliere dalla povertà assoluta più di un miliardo di persone. Il problema è che le nostre sono società aperte ed è sempre più difficile difenderle da ingerenze di potenze autocratiche.

È necessario un cambio di passo istituzionale in Europa. Lo richiede Macron, lo richiede Draghi che, facendo riferimento al suo progetto, dimostra che i ritardi che ci sono in tanti campi possono essere in parte superati con decisioni politiche veramente unitarie. “Investire nell’Europa senza indugio” è il suo grido d’allarme. Ma a che punto siamo? Purtroppo esiste ancora il potere di veto, anche da parte di un solo Paese, che può bloccare le decisioni europee, nonostante esista una risoluzione contro questo diritto, adottata da Parlamento Europeo il 22 novembre del 2023 e trasmessa il 18 dicembre 2023 ai Capi di Stato e di governo. Che finora però è rimasta nel cassetto.

Il problema è che l’ingerenza delle superpotenze va verso il rafforzamento di quelle forze nazionaliste che minano l’Unione e tendono a disgregarla dall’interno e dall’esterno. Come fa un altro nemico dell’Unione, Vladimir Putin, che attua una politica, soprattutto nei Paesi confinanti, tesa a far rimanere i Paesi più sovranisti nell’Unione, per indebolirla dall’interno. L’ultimo esempio è fornito dalle elezioni nella Repubblica Ceca, che hanno visto emergere un possibile capo di governo filo-Putin.

“I capi di Stato e di governo pensano ai loro giochi di potere interni, illudendo chi li vota che questo basterà a garantire un futuro di pace e di benessere.”

La pretesa che ci penseranno gli altri a risolvere i problemi è ormai obsoleta. Alcuni sperano ancora che, passato Trump, gli Stati Uniti torneranno ad essere la nostra guida e la nostra tutela. Ma è difficile che ciò possa accadere, sia perché Trump non è il solo ostacolo, sia perché ormai il ruolo degli USA è cambiato.

Una soluzione temporanea potrebbe essere l’emissione di euro bond per coprire i costi della difesa? Ma cosa deve ancora succedere perché i Capi di Stato e di Governo capiscano la situazione e intervengano unitariamente? Credono forse che nella loro dimensione di piccoli Stati nazionali possano fare ancora qualcosa? Forse pensano al loro orticello e ai loro giochi di potere interni, illudendo chi li vota che questo basterà a garantire ai propri cittadini un futuro di pace e di benessere.

Illusione! Chi vuole la Pace deve costruirla e consolidare l’Unione servirebbe proprio a questo. Chi vuole un futuro di benessere deve fare in modo che le scelte siano coerenti con una dimensione continentale per vederci uniti nella ricerca di soluzioni. Non ci sono alternative, creare la federazione europea è l’unica risposta al problema della pace e al mantenimento dei nostri valori in Europa e nel mondo.

 

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