Nell’Estremo Oriente crescono le tensioni fra Giappone e Taiwan da un lato e Cina dall’altro. L’UE divisa rimane a guardare.

Dura la reazione della Cina, che l’8 novembre scorso ha ufficialmente condannato il Parlamento europeo per aver ricevuto la vicepresidente di Taiwan, Hsiao Bi-khim. L’Inter-Parliamentary Alliance on China quest’anno si è infatti tenuto a Bruxelles, coinvolgendo anche la Repubblica di Taiwan.

Secondo Pechino, si sarebbero svolte in quell’occasione attività separatiste, per l’indipendenza dell’isola, che avrebbero compromesso la fiducia politica reciproca tra Cina e UE. Bruxelles avrebbe altresì oltrepassato una linea invalicabile violando il principio “One China”, che costituisce il presupposto per lo sviluppo delle relazioni diplomatiche tra Cina e Unione Europea. Le asserzioni sono state subito rigettate da alcuni eurodeputati come Miriam Lexmann (EPP), già nel 2024 impegnata nell’interpretazione della Risoluzione delle Nazioni Unite che riconosce la Repubblica Popolare Cinese come rappresentante di Pechino alle Nazioni Unite, ma non affronta la questione della sovranità dell’isola di Taiwan.

Quanto accaduto in seguito non ha migliorato i rapporti tra UE e Cina, e ha anzi coinvolto Giappone e Stati Uniti nell’ultima crisi diplomatica dell’Estremo Oriente. Il 7 novembre scorso infatti la premier giapponese Sanae Takaichi aveva espresso preoccupazione per l’eventuale attacco di Pechino a Taipei, che rappresenterebbe una minaccia per la stessa sopravvivenza del Giappone. In risposta, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha accusato Takaichi di aver oltrepassato una linea rossa e di aver inviato un messaggio sbagliato sulla questione taiwanese. Dopo l’assenza di ogni contatto tra i leader cinese e giapponese al G20 tenutosi il 22 e 23 novembre a Johannesburg, Tokyo ha espresso con fermezza presso le sedi diplomatiche dell’ONU le proprie preoccupazioni nei confronti di Pechino, per poi richiamare in Parlamento il comunicato congiunto del 1972 che segna la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra loro Paesi.

Cresce dunque la tensione tra le potenze asiatiche, riaccesa dagli interventi pubblici in merito a possibili attacchi militari. Non soltanto polemica o questioni di diritto internazionale dunque: la tensione si trasferisce sulle risposte in caso di aggressione all’isola. Il Dragone, secondo quanto detto in una recente conferenza stampa dal presidente taiwanese William Lai Ching-te, sarebbe attualmente impegnato ad accelerare i preparativi militari per ottenere il controllo della Repubblica di Cina. Che, in risposta, presenterà una proposta di bilancio speciale pari a 34 miliardi di euro per lo sviluppo di una difesa aerea avanzata e di un sistema d’intercettazione missilistica denominato Taiwan Dome. Taipei ha inoltre avvertito, alla luce delle pressioni degli Stati Uniti per l’aumento delle spese difensive, di essere pronta a neutralizzare qualsiasi ingerenza straniera.

Il ritorno alla Cina non è un’opzione per Lai Ching-te, mentre per Xi Jinping è un elemento chiave dell’ordine internazionale del secondo dopoguerra. Dopo il colloquio tra il presidente americano e Xi Jinping dello scorso 27 novembre, in cui quest’ultimo ha a parole sostenuto gli sforzi per la pace in Ucraina, Washington ha chiesto al Giappone di moderare i toni sulla questione taiwanese, ma ha anche annunciato la vendita di armamenti a Taipei per un valore complessivo di circa undici miliardi di dollari (mai una vendita dall’importo così alto dagli USA).

Serve un impegno europeo unitario nei rapporti con Taiwan, tramite una sola voce in politica estera.

L’Ucraina è così diventata ufficialmente oggetto di strumentalizzazioni anche nella crisi taiwanese, mentre il futuro della regione si trova già in un equilibrio precario. Le preoccupazioni per un nuovo asse Cina- Russia sul conflitto in Ucraina non sono più solo un’ipotesi. Di fronte a una situazione politica e diplomatica tanto delicata, è ancora una volta evidente l’importanza per Bruxelles di sviluppare relazioni diplomatiche importanti con Taipei: non basta che solo alcuni Stati‑membri la proseguano: serve un impegno europeo unitario, con relazioni chiare e strutturate, che vanno ben oltre il solo riconoscimento di partner economico-commerciale.

Un’evoluzione verso una vera Federazione europea, attraverso una revisione dell’attuale governance, rafforzerebbe la capacità dell’UE di parlare con una sola voce e ottenere risultati concreti. Un obiettivo che un percorso verso gli Stati Uniti d’Europa non potrebbe trascurare. L’Unione Europea ha bisogno di una politica estera più definita sul tema Taiwan, e di una figura istituzionale in grado di rappresentarla con efficacia a livello internazionale, contribuendo a far riemergere un’intera comunità e un ruolo strategico internazionale proprio di un grande attore globale.

Fra gli 11 miliardi di armamenti annunciati il 18 dicembre dalla Casa Bianca, sono inclusi i lanciarazzi HIMARS

 

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Republic_of_China_Army#/media/File:06.17_%E7%B8%BD%E7%B5%B1%E5%8B%97%E5%8B%89%E3%80%8C%E9%99%B8%E8%BB%8D%E7%A0%B2%E5%85%B5%E7%AC%AC58%E6%8C%87%E6%8F%AE%E9%83%A8%E3%80%8D-54595200433.jpg

“Fra gli 11 miliardi di armamenti annunciati il 18 dicembre dalla Casa Bianca, sono inclusi i lanciarazzi HIMARS (qui in foto)”

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