Il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa alla conferenza stampa il 24 aprile.

I leader politici rilasciano dichiarazioni altisonanti, per dimostrare di avere sotto controllo i grandi problemi che si trovano ad affrontare. Tuttavia, spesso non hanno i mezzi per dare seguito alle loro parole. Con la nostra nuova rubrica “Appunti”, riprendiamo una dichiarazione di un leader europeo e valutiamo (schematicamente, in forma di appunti) se alle parole pronunciate corrisponda una vera volontà e capacità di agire.


Conferenza stampa del Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, al termine vertice informale a Cipro, il 24 aprile: “Accogliamo con favore i recenti accordi di tregua, fra USA e Iran e fra Israele e Libano. Ora tutte le parti coinvolte devono impegnarsi in buona fede a raggiungere una pace. L’Unione Europea non è parte del conflitto, ma saremo parte della soluzione”. (da council.europa.eu)


APPUNTI. Senza dubbio, i governi UE e le istituzioni UE non sono stati la causa della guerra scoppiata in Iran e nel Medio Oriente. Anzi, com’è noto, nemmeno erano stati informati da Trump e Netanyahu dell’intenzione di avviare un attacco. Altrimenti, il ministro italiano della difesa Crosetto non si sarebbe certo trovato a portata di tiro dei missili iraniani a Dubai, nelle ore in cui veniva ucciso Ali Khamenei.

Invece, che possano essere parte sostanziale della soluzione c’è da dubitare fortemente. Nelle gravi crisi che hanno colpito il Medio Oriente negli ultimi mesi, i governi europei non hanno saputo avere neppure un ruolo da mediatore (come almeno avveniva nei primi anni del 2000, in particolare al tempo dei governi di Sarkozy, Zapatero e Prodi). A Gaza, ci hanno pensato l’Egitto di Al-Sisi e, più nell’ombra, il Qatar; sulla questione iraniana, si sta prodigando più di tutti il Pakistan.

L’unico spiraglio di luce può riguardare il ruolo dei Paesi europei nella riapertura dello Stretto di Hormuz. Il vertice dei Volonterosi del 17 aprile, dedicato a una missione per monitorare il libero transito delle navi nello Stretto, ha costituito un segnale di unità concreta. Tuttavia, due elementi aleggiano all’orizzonte.

In primo luogo, allo stato attuale non è dato sapere se alle parole seguiranno iniziative concrete, considerato che l’operazione non potrà che avere avvio a seguito di un accordo fra USA e Iran e – nei confronti di entrambi – i Paesi UE non sono in grado esercitare nessun tipo di pressione determinante.

In secondo luogo, coordinare un’operazione alla quale dovrebbero partecipare i cinquanta Paesi membri della Coalizione dei Volonterosi solleva molti interrogativi. Uno fra i tanti: qualora le ostilità attorno a Hormuz riprendano dopo l’avvio dell’operazione, come si potrà prendere decisioni immediate fra cinquanta governi?

Ancora una volta, la riluttanza dei governi nel voler superare la divisione dell’Europa produce irrilevanza.

 

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