Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità dell'egemonia monetaria americana. Molti osservatori vedono nell’"America First" trumpiano il sintomo di un impero in declino, riluttante a sostenere i costi del proprio ruolo globale. Tuttavia, credere che il semplice disimpegno americano possa automaticamente aprire la strada a un ordine monetario più equilibrato significa sottovalutare alcuni sviluppi delle ultime decadi che hanno rafforzato la natura strutturale del "privilegio esorbitante" del dollaro.
  

Il peso dell'egemone riluttante

Come aveva intuito Robert Triffin negli anni Sessanta, il Paese che emette la valuta di riserva mondiale si trova in una posizione paradossale: gode di vantaggi straordinari ma deve anche assolvere a doveri che possono confliggere con i propri interessi nazionali. Gli Stati Uniti oggi controllano oltre il 58% delle riserve valutarie globali[1] e forniscono una quantità di asset sicuri paragonabile al 50% del PIL mondiale[2], pur rappresentando una quota decrescente del PIL globale.

Si possono fare esempi concreti dei benefici generati dal "privilegio esorbitante”: capacità di indebitamento superiore ad altri paesi (il debito pubblico USA ha superato il 100% del PIL senza perdere credibilità, almeno per ora), possibilità di finanziare deficit oltre quello che per altri Paesi sarebbe sostenibile, l'abilità di esternalizzare i costi delle crisi al resto del mondo. Tuttavia, durante la crisi finanziaria 2007-2009, i trasferimenti di ricchezza dagli USA al resto del mondo sono ammontati al 19% del PIL americano - un "dovere esorbitante"[3] che l'America ha adempiuto finora, de facto diventando una “banca del mondo” sempre più grande ma anche più fragile[4].

Ma Trump rappresenta precisamente il rifiuto di questo ruolo. La sua retorica protezionista e il disprezzo per gli oneri multilaterali riflettono la stanchezza di una superpotenza che percepisce come ingiusto dover "sostenere una quota così pesante dei fardelli comuni" (John Connally, Segretario al Tesoro negli anni Settanta[5]).

Sarebbe però ingenuo credere che il disimpegno americano conduca automaticamente a un mondo monetario multipolare e più stabile. Innanzitutto perché al momento non ci sono alternative credibili. Il problema è che il "privilegio esorbitante" non si conquista per default: si guadagna.
 

L'euro: potenza incompiuta

I dati della BCE mostrerebbero segnali incoraggianti per quanto riguarda l’euro: nel 2024 l'emissione di prestiti e obbligazioni internazionali in euro è cresciuta del 40%, raggiungendo i 900 miliardi di dollari[6]. La quota dell'euro nel debito denominato in valuta estera è salita di oltre 3 punti percentuali al 25%[7]. Tuttavia, secondo Cinzia Alcidi del Centre for European Policy Studies[8], l’euro, per diventare una vera valuta globale, deve soddisfare tre condizioni che oggi mancano: primo, aumentare drasticamente l'offerta di asset sicuri denominati in euro; secondo, completare l'integrazione dei mercati dei capitali (l'UE ha ancora 18 sistemi di clearing e 21 di settlement, contro uno solo degli USA)[9]; terzo, promuovere maggiormente l'uso privato dell'euro nelle transazioni globali.

Il paradosso è che l'UE possiede tutti gli ingredienti per il successo – un'area commerciale che rappresenta il 40% degli scambi mondiali[10], istituzioni solide, stato di diritto –, ma manca la volontà politica di integrarsi davvero. Tuttavia, la credibilità dell'euro dipende  anche dalla capacità europea di difendere il commercio aperto e di dotarsi di capacità di sicurezza autonome[11]. La resistenza di alcuni Paesi all’integrazione economico-finanziaria blocca sia le soluzioni ai problemi economici sia l’avanzamento politico, creando un circolo vizioso di stallo e crisi.
 

La lezione di Triffin per l'Europa e il mondo

Robert Triffin non si limitò a diagnosticare i difetti del sistema monetario basato su una sola valuta nazionale. Propose alternative concrete: prima i Diritti Speciali di Prelievo del FMI come valuta di riserva delle banche centrali, poi l'ECU come precursore dell'euro. La sua visione era chiara: un ordine monetario stabile richiede valute sovranazionali, non nazionali.

Oggi, mentre Cina, India e Brasile sviluppano sistemi di pagamento alternativi (anche se al momento non particolarmente credibili) per aggirare dollaro ed euro, l'Europa si trova a un bivio. Può cogliere l'opportunità del disimpegno americano per rafforzare l'autonomia strategica dell'euro, oppure può assistere passivamente all'emergere di un mondo monetario frammentato e instabile o ancora ad un dollaro che diventa sempre più arma di ricatto in mano a Trump e accoliti.
 

Oltre Trump

La fine del "privilegio esorbitante" americano non è deterministica, per quanto Trump potrebbe accelerare un processo già in atto[12]. Ciò che conta è se l'Europa e il resto del mondo agiranno per offrire alternative valida al dollaro americano.

Per quanto riguarda l’Europa, servono eurobond legati alle priorità comuni (difesa, transizione ecologica), completamento dell'unione bancaria, mercati dei capitali davvero integrati. Serve, in parole povere, la federazione europea, che Spinelli e altri federalisti avevano immaginato come risposta ai limiti nazionali.

Inoltre, è necessario che – una volta arrivati ad un maggiore riequilibro monetario internazionale – si vada verso un maggiore coordinamento monetario sovranazionale. Il rischio, altrimenti, è che una (eventuale) fine del privilegio americano non produca un mondo multipolare equilibrato, ma un caos monetario simile agli anni Venti e Trenta del secolo scorso[13].

L’obiettivo finale non deve essere rimpiazzare il dollaro con l’euro, fosse questo anche possibile, o il caos monetario, ma mettere fine all’egemonia di una moneta nazionale sulle altre.


[1] Montani, Guido. Europe’s bid for autonomy: The euro’s evolving global role. Social Europe. 26 giugno 2025

[2] Maggiori, Matteo, e Farhi, Emmanuel.  The new Triffin Dilemma: The concerning fiscal and external trajectories of the US. Voxeu.org 20 dicembre 2017

[3] Gourinchas, Pierre-Oliver e Hélène Rey. Exorbitant Privilege and Exorbitant Duty, CEPR Discussion Paper No. 16944, 2022

[4] Maggiori and Farhi, ibidem

[5] Lagarde, Christine. Earning influence: Lessons from the history of international currencies. Banca Centrale Europea. 26 maggio 2025

[6] Banca Centrale Europea. The international role of the euro: 24th annual review.11 giugno 2025

[7] Banca Centrale Europea, ibidem.

[8] Si legga Alcidi, Cinzia. For the euro to go global, the EU must match its ambition with real action. CEPS. 3 luglio 2025.

[9] Nixon, Simon. Europe’s Future Hinges on Greater Unity. Finance and Development Magazine. FMI, giugno 2025.

[10] Montani, ibidem

[11]  Lagarde, ibidem

[12] Maggiori and Farhi, ibidem

[13] Nurkse, Ragnar. International currency experience: lessons of the interwar period, League of Nations, 1944

 

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