La One Big Beautiful Bill (OBBBA), approvata il 4 luglio scorso, è una riforma fiscale ed economica di ampio respiro, considerata una delle più importanti dell’era Trump. Vale complessivamente circa 5.500 miliardi di dollari in tagli fiscali e incentivi distribuiti nei prossimi dieci anni. Mira a ridurre le tasse, rafforzare la sicurezza ai confini, incentivare le imprese e rilanciare la produzione “Made in America”. Introduce tagli fiscali significativi per i lavoratori, l’esenzione da imposte su straordinari e mance, e maggiori deduzioni per le piccole imprese, comprese detrazioni immediate sugli investimenti in macchinari e infrastrutture. Per le famiglie, amplia e rende permanente il Child Tax Credit, istituisce conti di risparmio per i neonati e potenzia i crediti per congedo retribuito, assistenza all’infanzia e abitazioni accessibili. Dal lato produttivo, offre incentivi per nuove fabbriche e rinnova le “Opportunity Zones” per stimolare le aree in difficoltà. Prevede inoltre un aumento del tetto del debito federale di 5.000 miliardi di dollari e restrizioni su programmi sociali per contenere la spesa.
L’OBBBA rappresenta anche una svolta nella politica energetica. Riduce in modo drastico il sostegno federale alle rinnovabili, anticipando la fine di crediti fiscali chiave: il 25D (pannelli solari e batterie domestiche), il 25C (miglioramenti di efficienza), il 45L (case a basso consumo) e il 179D (edifici commerciali efficienti). Gli incentivi per grandi impianti solari o eolici vengono ridotti, con regole più rigide: una quota maggiore dei materiali dovrà essere prodotta negli USA e sarà vietato usare componenti provenienti da paesi considerati “a rischio” per la sicurezza nazionale. Inoltre, il Ministero del Tesoro rende più difficile includere nei bonus i progetti già pianificati, modificando la definizione di “in costruzione”.
“Secondo stime indipendenti, le famiglie potrebbero subire rincari tra 40 e 300 dollari annui entro il 2030.”
Parallelamente, la legge amplia la produzione fossile, istituendo aste regolari per concessioni di petrolio e gas, semplificando le procedure di leasing e accelerando i permessi per le infrastrutture energetiche. I sostenitori sostengono che questo abbasserà le bollette e rafforzerà l’indipendenza energetica; i critici temono invece un blocco sul percorso di decarbonizzazione e possibili aumenti futuri. Secondo stime indipendenti, le famiglie potrebbero subire rincari tra 40 e 300 dollari annui entro il 2030.
Gli equilibri tra stati e governo federale potrebbero cambiare. Stati pro-rinnovabili, come California o New York, saranno costretti a introdurre incentivi locali per mantenere i piani di transizione, mentre stati pro-fossili, come Wyoming o West Virginia, godranno di vantaggi diretti grazie alle aste e agli iter accelerati. La centralizzazione delle decisioni su terreni federali riduce la possibilità per i singoli stati di bloccare trivellazioni nelle proprie aree, aumentando il rischio di scontri legali con Washington.
A livello internazionale, il ridimensionamento degli incentivi alle rinnovabili potrebbe favorire la Cina, che controlla oltre il 75% della produzione mondiale di pannelli solari e oltre il 70% della raffinazione di litio e cobalto. Limitando la crescita della filiera interna statunitense, l’OBBBA indebolisce la competitività americana e rafforza la posizione cinese, che potrà continuare a fornire tecnologie a basso costo a Europa, Sud-est asiatico e America Latina. Il rallentamento della transizione USA offre a Pechino l’occasione di presentarsi come leader globale delle energie pulite, stringendo accordi con paesi emergenti e consolidando il controllo delle catene di approvvigionamento.
“La divergenza strategica tra UE e USA potrebbe complicare la cooperazione internazionale sul clima, spingendo l’Europa a rafforzare alleanze pro-transizione e a negoziare direttamente con la Cina.”
Per la UE, le ricadute sono significative. Senza un partner statunitense altrettanto impegnato nella transizione verde, Bruxelles dovrà sostenere più autonomamente il proprio Green Deal, con maggiori investimenti interni e una probabile crescente dipendenza dalle importazioni asiatiche di pannelli, batterie e materiali critici. La minore domanda USA di tecnologie verdi potrebbe spingere i produttori cinesi a riversare surplus sul mercato europeo a prezzi più bassi, creando rischi di dumping e mettendo sotto pressione l’industria UE. Al tempo stesso, un’America più orientata ai fossili potrebbe esportare più GNL verso l’Europa, influenzando il mix energetico e rallentando investimenti in rinnovabili. Questa divergenza strategica tra UE e USA potrebbe complicare la cooperazione internazionale sul clima, spingendo l’Europa a rafforzare alleanze pro-transizione e a negoziare direttamente con la Cina per garantirsi forniture sicure di tecnologie e materie prime.
In sintesi, l’OBBBA ridisegna la politica energetica americana: più spazio a fossili e nucleare, meno sostegno alle rinnovabili, con impatti interni che ampliano il divario tra Stati, vantaggi geopolitici per la Cina e conseguenze importanti per la UE, chiamata a bilanciare indipendenza energetica, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti.

